I Seminario di Paesologia – Castello di Grottaminarda (Avellino) – sabato 9 gennaio 2010
Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010 a Grottaminarda (AV).
Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio – ing. Mario Perrotta, libero professionista, Avellino.
Premessa
Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il Programma Attuativo Regionale del Fondo Aree Sottoutilizzate (PAR FAS) della Regione Campania indica i quattro macro-obiettivi contenuti nel Quadro Strategico Nazionale (QSN), ovvero: a) sviluppare i circuiti della conoscenza; b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori; c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza; d) internazionalizzare e modernizzare l’economia, la società e le amministrazioni.
Il programma FAS vuole contribuire alla rimozione degli ostacoli strutturali che rallentano lo sviluppo e, contemporaneamente, intende mettere in campo azioni per accrescere la competitività dei territori, ricercando, per ogni realtà locale, la tipologia di intervento più appropriata. La qualità della vita, l’inclusione sociale, l’ambiente e le pari opportunità, sono considerati componenti essenziali allo sviluppo e fattori decisivi di innovazione.
Alla partenza di questo nuovo quadro di azioni di sostegno trovo necessario riflettere, ferme restando le premesse, sul reale scenario territoriale che ci troviamo ad affrontare. Allo stesso tempo ritengo importante verificare, fin da subito, che determinati principi vengano declinati nella giusta misura ed, in definitiva, si riesca a passare responsabilmente dalla stagione delle giuste enunciazioni di principio alla stagione delle corrette pratiche di governo e trasformazione dei nostri territori.
L’evoluzione dei paesi e lo sprawl urbano
Per secoli i nostri piccoli comuni, in un perfetto equilibrio di risorse, hanno garantito l’alimentazione degli uomini e degli animali e, nello stesso tempo, hanno assicurato la possibilità di realizzare una serie di strutture idonee all’abitazione, alla produzione ed alla costituzione dei servizi necessari alla vita. In tutti i casi in cui il suolo veniva destinato alle “attrezzature”, nella consapevolezza della sottrazione al suo utilizzo per il sostentamento naturale, era attentamente valutata la possibilità di utilizzi intensivi, anche per venire incontro ad esigenze di difesa e di controllo territoriale.
Con il mutamento delle condizioni socio economiche e la trasformazione del meccanismo di approvvigionamento dei beni di consumo, che ha esteso a territori spesso molto distanti dal nucleo originario il ruolo di serbatoio di risorse naturali, il suolo ha cominciato ad essere considerato come una risorsa attraverso la quale, nel soddisfacimento della domanda di sviluppo demografico, perseguire altri obiettivi. La diffusione del Borgo nel territorio, molto spesso accompagnata dall’idea di “produrre ricchezza” piuttosto che servizi e strutture necessarie alla vita della comunità, ha generato –non solo in Italia- quello che in molti oggi definiscono lo “sprawl urbano”. “Sguaiatamente sdraiato” è la traduzione più vicina al significato di questo nuovo termine dell’Urbanistica contemporanea. Lo sprawl può essere considerato un modello di “aggressione territoriale”, che non ha precedenti nella storia Italiana, ed un meccanismo di sviluppo, che negli ultimi 50 anni, ha caratterizzato buona parte della crescita delle Città.
In Italia non esiste ancora un osservatorio nazionale sul “consumo di suolo” ma alcune Regioni italiane hanno quantificato il fenomeno. In Emilia Romagna, ad esempio, la crescita delle aree urbanizzate è stata, tra il 1976 ed il 1994, del 73% e negli anni 1994-2003 del 52%, rispetto al preesistente. In definitiva, in poco più di trenta anni, la crescita ha coinvolto una porzione di territorio aggiuntiva del 163% rispetto a quella precedente gli anni ‘70. Molto spesso, il livello di urbanizzazione non è accompagnato da analogo livello di incremento demografico e l’applicazione di norme urbanistiche all’interno dei territori dei singoli comuni ha prodotto un esubero di dotazioni infrastrutturali, a cui non corrisponde un analogo incremento della qualità della vita.
Il punto cruciale del ragionamento è, allora, proprio questo. Come intervenire su questo processo di sviluppo che, evidentemente, non ha possibilità di proseguire con lo stesso ritmo ? E’ ancora oggi possibile immaginare che per i prossimi 30 anni, rispetto ad una naturale crescita demografica che in Italia è tendenzialmente molto contenuta, ci apprestiamo, ancora una volta, a raddoppiare i nostri territori urbanizzati ?
La paesologia e lo sviluppo possibile
Chi pensa che discipline come la “Paesologia” possano rappresentare un nostalgico ritorno al passato, evidentemente, non ha voglia – o forse convenienza – di fare i conti con la realtà. La realtà non ci parla solo di una devastazione dei paesaggi del nostro territorio senza precedenti, argomento sul quale la denuncia lanciata della Paesologia è chiara ed, alle volte, emotivamente efficace. La realtà del nostro paese e della nostra Regione, invece, è sempre più marcatamente caratterizzata da indici e segnali premonitori che avvisano e suggeriscono una decisa inversione di tendenza.
Come è ancora oggi possibile immaginare lo sviluppo ed il mantenimento di determinati comparti produttivi alimentari, anche di eccellenza, del nostro territorio se nello stesso tempo si continua a compromettere il naturale processo di depurazione dei suoli e delle acque ? Come è ancora possibile prevedere attrazione turistica per territori sistematicamente spogliati dalle loro identità e specifiche vocazioni ? Perchè continuare a sommergere, con ostinato ed indiscriminato impulso verso la modernità, i nostri borghi storici -espressione di storie millenarie- con architetture ed edifici che non sopravviveranno, per tecniche e materiali costruttivi, ai prossimi 80 anni ?
La cura del Paesaggio, con l’obiettivo di governare l’evoluzione urbanistica in forme sostenibili da un punto di vista delle risorse naturali non rinnovabili ed ancora disponibili, suggerisce una serie di buone pratiche e nuovi modelli di trasformazione territoriale. L’attenzione al paesaggio non è oggi una questione “estetica” ma “etica”. E’ necessario che una “nuova etica” nell’uso delle risorse sia chiaramente indicata e responsabilmente adottata da tutti gli attori della trasformazione del territorio.
Aver ricordato gli obiettivi del nuovo programma straordinario di intervento europeo, l’ultimo in programma per i nostri territori, circoscrive e mette in evidenza i punti fondamentali da cui cominciare, ed in qualche caso, ricominciare. La “cura del paesaggio” significa, in altre parole, valorizzare le specifiche identità e potenzialità locali, utilizzando una nuova etica che abbia la forza di dichiarare che non c’è voglia di “tornare al passato” ma solo la ferma, ed in questo caso davvero ostinata, consapevolezza di voler andare verso un “futuro possibile”, nel rispetto dei reali bisogni del nostro territorio e delle nostre popolazioni.
Pubblicato in architettura, modernità incivile, pianificazione territoriale, ricostruzione