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	<title>la casa in collina</title>
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	<description>In altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia.</description>
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		<title>la Luce al Centro</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 13:25:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[http://terrafuocoarte.wordpress.com/ Avellino vive da tempo un lento declino della sua parte più antica con la conseguente perdita della memoria storica. A questo fenomeno, che va avanti da molti decenni (anche prima del terremoto), attualmente, si contrappone un risveglio ed una riscoperta della identità collettiva. Il recupero del Castello, il progetto di piazza Duomo e di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=338&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-339" title="Terrafuoco 2011-2012 - La luce al Centro" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2011/12/frame15.jpg?w=497&#038;h=279" alt="" width="497" height="279" /></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong><a href="http://terrafuocoarte.wordpress.com/"><span style="color:#ff0000;">http://terrafuocoarte.wordpress.com/</span></a></strong></span></p>
<p>Avellino vive da tempo un lento declino della sua parte più antica con la conseguente perdita della memoria storica. A questo fenomeno, che va avanti da molti decenni (anche prima del terremoto), attualmente, si contrappone un risveglio ed una riscoperta della identità collettiva. Il recupero del Castello, il progetto di piazza Duomo e di via Seminario e il ritrovato interesse per un luogo-simbolo come la ex Dogana dei Caracciolo, testimoniano il bisogno di “conoscere” e “riconoscere” quelle che sono le vere radici cittadine. Questo processo trova un proseguimento concreto ed immediato nella creatività proposta da importanti artisti avellinesi di riconosciuto valore, offrendo loro la possibilità di esprimere il “Fuoco” della loro arte nelle storiche e suggestive architetture della collina della Terra.</p>
<p>Il “<strong>ritmo a passo lento</strong>” ed un focus sugli “<strong>artisti che vivono e lavorano sulla Collina della Terra</strong>”, temi che hanno caratterizzato le precedenti edizioni della Manifestazione, quest’anno si coniugano con la volontà di coinvolgere gli spazi pubblici di relazione del Centro Antico con l’obiettivo di restituire al cuore della Città il suo ruolo di attrattore e catalizzatore di idee, scambi culturali ed emozioni.</p>
<p>La “<strong>Luce al Centro</strong>”, oltre che una metafora legata all’intenzione di riaccendere l’interesse dell’intera Città sui luoghi della memoria, è un programma di azioni mirato a coinvolgere forme d’arte di avanguardia e diverse generazioni di artisti in un laboratorio comune di idee ed azioni concrete sull’antico luogo di origine della Città.</p>
<p>TERRAFUOCO unisce il luogo delle origini, ovvero la collina della <strong>TERRA</strong>, dove nacque la nuova Avellino dopo la distruzione dell’Abellinum Romana, ed il <strong>FUOCO</strong>, l’elemento simbolico onnipresente in tutta l’Irpinia nel periodo invernale.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marioperrotta.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marioperrotta.wordpress.com/338/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=338&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ripercorrere l’Irpinia: Italia_Irpinia_50_60</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 13:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
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		<category><![CDATA[post terremoto 1980]]></category>
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		<description><![CDATA[di mario perrotta pubblicato sul IL MATTINO, edizione di Avellino, del 04.10.2011 Ripercorrere l’Irpinia facendosi guidare dalle cartoline italiane pubblicate tra gli anni 1950/1960 può essere ai nostri giorni un viaggio nel tempo e nello spazio ricco di significati. I punti di ripresa delle originarie fotografie rivelano una sapiente conoscenza del territorio ed, in molti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=330&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2011/10/lacedonia_anni_60_01_small.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="Lacedonia (AV) alla fine degli anni '50" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2011/10/lacedonia_anni_60_01_small.jpg?w=497" alt=""   /></a></p>
<p>di mario perrotta</p>
<p>pubblicato sul IL MATTINO, edizione di Avellino, del 04.10.2011</p>
<p>Ripercorrere l’Irpinia facendosi guidare dalle cartoline italiane pubblicate tra gli anni 1950/1960 può essere ai nostri giorni un viaggio nel tempo e nello spazio ricco di significati. I punti di ripresa delle originarie fotografie rivelano una sapiente conoscenza del territorio ed, in molti casi, la volontà e l’orgoglio di rappresentare i centri abitati nel loro complesso, le antiche strade statali, i monumenti ed i luoghi di ritrovo delle comunità. Ancora lontani dalla possibilità di veicolare le immagini con la facilità a cui siamo abituati, le cartoline fotografiche rappresentano per gli Italiani, per oltre un decennio, uno strumento di massa per conoscere e promuovere i Comuni ed i loro paesaggi. Soffermarsi su quelle immagini a sessanta anni di distanza aiuta a comprendere e conoscere meglio l’Irpinia.</p>
<p><span id="more-330"></span></p>
<p>Il confronto evidenzia in modo efficace il veloce e diffuso cambiamento dei nostri territori e può raccontare, da altri punti di vista, la recente storia d’Italia. Si arriva, in tal modo, a riflettere sugli effetti prodotti dalla disciplina della pianificazione territoriale ed urbanistica, governata nei suoi principi fondamentali da una Legge nazionale datata 1942, e sulle scelte considerate, in quegli anni, necessarie per proiettare nella modernità una società prevalentemente basata sull’economia agraria.<br />
Intorno a questi temi, miscelando interessi tecnici, storici ed antropologici, è stato fondato di recente un gruppo di discussione sul social network Facebook, denominato Italia_Irpinia_50_60. Nato tra pochi appassionati, si sta lentamente arricchendo di partecipazioni e collaborazioni da parte di utenti della rete web di varie zone d’Italia, con l’idea di estendere il confronto a contesti urbani di diverse aree geografiche.<br />
Le cartoline in bianco e nero della “ripresa economica” accostate alle immagini contemporanee hanno lasciato gli osservatori disorientati. Emergono casi in cui non è stato possibile ritrovare concreti elementi di confronto, fatto salvo un tracciato stradale ed il profilo di un monte o di una collina. Quando il confronto è possibile, invece, i commenti dei visitatori al gruppo di discussione concordano in modo quasi unanime. La dimensione del cambiamento e la sua velocità, tanto da far apparire le immagini del recente passato lontane di qualche secolo, hanno influito sul paesaggio e sull’ambiente urbano producendo, nella maggior parte dei casi, un senso di precarietà ed una diffusa assenza di armonia e qualità, sia estetica che funzionale, dei contesti abitati e del paesaggio nel suo complesso. L’indecifrabile logica sottesa a molte scelte ed incomprensibili “salti di scala” hanno allontanato gli spazi pubblici dai reali bisogni dei loro abitanti.<br />
L’Italia e l’Irpinia, alla fine del 1950, mostrano la secolare tradizione dell’abitare i territori in coerenza con le sue reali possibilità. I nuclei storici sono arroccati su alture circondate da terreni coltivati, negli spazi urbani allo studio prospettico dell’insieme si accompagna la cura delle esigenze diffuse dell’abitare e la viabilità è realizzata avendo cura dei versanti e delle naturali condizioni geomorfologiche.<br />
Il successivo sfruttamento intensivo dei suoli ha spezzato, inesorabilmente, un delicato rapporto tra i bisogni delle popolazioni ed i territori in modo generalizzato in Italia a partire dagli anni ’70. Ma la comprensibile ed ineludibile necessità di proiettare le nostre Comunità verso il futuro, anche dopo disastrosi eventi naturali, ha rappresentato, in Irpinia, una singolare e potente accelerazione della trasformazione che, con le sue specifiche peculiarità, è oggi utile interpretare ed analizzare. Un decisivo cambio di rotta, nelle future scelte e politiche territoriali, dovrebbe guidare i Comuni nel ritrovare il senso contemporaneo dell’abitare nuovamente in equilibrio con le risorse.<br />
mario perrotta</p>
<p>La foto è tratta da una cartolina paesaggistica degli anni 50/60</p>
<p>per contribuire al gruppo è sufficiente inviare il materiale e note all&#8217;indirizzo:  <a href="mailto:irpinia50.60@groups.facebook.com">irpinia50.60@groups.facebook.com</a></p>
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		<title>eclipse</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 14:39:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=324&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2011/06/18/eclipse/"><img src="http://img.youtube.com/vi/PqL3KnDWBFo/2.jpg" alt="" /></a></span>
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		<title>Venerdì 28 novembre 1980 &#8211; La ricostruzione non può calpestare la cultura</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 18:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[modernità incivile]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto un interessante articolo del 1980 tratto da IL MATTINO. Fonte: Quei giorni delle macerie, della paura e della rabbia. EDI. ME &#8211; Supplemento al IL MATTINO del 25 gennaio 1981. Ho solo aggiunto delle note che aiutano contestualizzare gli argomenti trattati. Erano passati solo 5 giorni dal sisma e qualcuno poneva degli aspetti che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=314&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto un interessante articolo del 1980 tratto da IL MATTINO. Fonte: Quei giorni delle macerie, della paura e della rabbia. EDI. ME &#8211; Supplemento al IL MATTINO del 25 gennaio 1981.</p>
<p>Ho solo aggiunto delle note che aiutano contestualizzare gli argomenti trattati.</p>
<p>Erano passati solo 5 giorni dal sisma e qualcuno poneva degli aspetti che oggi tornano di grande attualità.</p>
<p>Il 23 novembre è la giornata del ricordo straziante delle tante vittime ma, nello stesso tempo, una data che ha segnato e continua a segnare indelebilmente la nostra cultura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>IL MATTINO – Anno LXXXIX – Venerdì 28 novembre 1980 &#8211; La ricostruzione non può calpestare la cultura &#8211; C’è una civiltà contadina da salvare. Attenti ai rischi del dopo.</p>
<p>Articolo di <strong>Ettore Serio [1]</strong></p>
<p>Gran parte dei paesi distrutti fanno parte di quel Sud che i vecchi meridionalisti definivano “l’osso dell’osso”. Erano stati costruiti sulla montagna per difendersi, come ricorda Compagna <strong>[2]</strong>, “dalla malaria delle basse paludi, dai briganti della strada, dai predoni saraceni del mare”. E la loro stessa posizione geografica ha contribuito a tenerli staccati dal resto del Paese, a non farli toccare da quel “miracolo” che Francesco De Sanctis, che era di queste parti, si aspettava nel 1874 dall’industria, dal commercio e dall’agricoltura, grandi “motori di trasformazione”.   Ora che il terremoto li ha rasi al suolo cogliendoli semi-svuotati dall’emigrazione, raggiungibili con grandi difficoltà dalle ruspe e dai mezzi di soccorso, ci si comincia a chiedere se sia giusto ricostruirli allo stesso posto.</p>
<p>Una domanda che correva anche nei giorni del Belice, dove i problemi, del resto, erano gli stessi. Anche là emigrazione, campi aridi, mancanza di industrie e conseguente voglia di cambiare tutto, come sembra volere oggi Giuseppe Zamberletti <strong>[3]</strong>, se è vera l’intervista riferita da un giornale secondo la quale il commissario governativo avrebbe intenzione di organizzare un esodo ben ordinato degli scampati verso i1 Nord, perché “in questi paesi non ci sono attività produttive e dunque non c’è bisogno che la gente resti a soffrire”.   E’ probabile, anzi augurabile, che la frase di Zamberletti sia stata interpretata male. Pensare all’emigrazione come metodo risolutivo di una catastrofe è come teorizzare la soluzione della questione meridionale mediante l’eliminazione fisica dell’ “osso” del Sud. Ma, paradosso a parte, il problema del “dopo” esiste, perché ricostruire le case distrutte allo stesso posto, senza affrontare contemporaneamente il problema della gente che dovrà tornare ad abitarci, significa spendere centinaia di miliardi per perpetuare il sottosviluppo.</p>
<p>Questa esigenza è stata già posta dal ministro per il Mezzogiorno Nicola Capria <strong>[4]</strong>, convinto che “bisogna trovare un punto di equilibrio fra le esigenze umane, culturali, storiche della gente e le prospettive di uno sviluppo nuovo. Il pericolo è che la gente se ne vada via”.   Capria, che è stato a lungo deputato regionale In Sicilia, pensa evidentemente all’esperienza del Belice <strong>[5]</strong>. E anche se il riferimento a quelle vicende può sembrare in questi giorni ossessivo, si tratta di un passaggio obbligato. Non tanto per gli scandali e gli sperperi che hanno accompagnato la rinascita di quelle zone terremotate, quanto perché il Belice rappresenta il più grande fallimento dell’utopia programmatrice del centro-sinistra. Il problema è, insomma, che bisogna guardarsi sia dalla corruzione che dalle buone intenzioni.   Nel Belice ci sono state sia l’una che le altre, in un impasto reso più vischioso dalle inadempienze del governo che ha fatto cadere una parte fondamentale del programma di ricostruzione, quella che prevedeva gli interventi compresi nel famigerato “pacchetto Colombo” diretti ad assicurare lo sviluppo economico della zona.</p>
<p>Le industrie promesse, naturalmente, non sono arrivate e hanno avuto mano libera soltanto architetti e ingegneri. Il risultato è noto: strade bellissime che non portano da nessuna parte, paesi ricostruiti con criteri californiani, con il garage per la macchina ma non la stalla per il mulo che i contadini continuano ad usare. Una intera popolazione è stata inserita con violenza in un ambiente non suo, facendole perdere le sue radici culturali.   Mentre intorno la situazione economica era rimasta quella di prima, sanata, come sempre nella storia del Mezzogiorno, con la ripresa dell’emigrazione. Il rischio che corrono oggi l’Irpinia e la Basilicata è identico, con la differenza che la valvola dell’emigrazione non funziona più, perché la crisi è arrivata anche in Europa e i nostri lavoratori sono costretti a tornare indietro.   Progetti futuristici, dunque, non sono possibili. Si può discutere se sia giusto rifare un Comune sulla vetta della montagna o più a valle. Ma non si può pensare di stravolgere le radici culturali delle zone distrutte. La ricostruzione, come dice Capria, deve diventare una parte della politica meridionalistica, una fase del riassetto degli squilibri del Paese.   Perché il problema del Mezzogiorno non si risolve desertificando le zone più povere e perché &#8211; citando sempre De Sanctis – “<strong>la civiltà di un popolo non è alla cima ma alla base</strong>”.</p>
<p><strong>NOTE:</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>[1]</strong> IL MATTINO – direttore Roberto Ciuni &#8211; redazione di Napoli;</p>
<p><strong>[2] </strong>Francesco Compagna (Napoli, 31 luglio 1921 – Capri, 24 luglio 1982) è stato un politico italiano e ministro della Repubblica. È stato giornalista e professore universitario di geografia politica ed economica. Ha fondato nel 1954 Nord e Sud; ha collaborato inoltre con il Mondo diretto da Mario Pannunzio. Miltante prima nella sinistra del Partito Liberale Italiano e dopo nel Partito Radicale, diventa poi deputato al parlamento italiano, eletto nelle liste del Partito Repubblicano Italiano nella circoscrizione elettorale del collegio Napoli-Caserta dal 1968. Fu sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri quando a palazzo Chigi sedeva Giovanni Spadolini;</p>
<p><strong>[3]</strong> Giuseppe Zamberletti, VIII Legislatura. Commissario del Governo incaricato del coordinamento dei soccorsi con nomina del 24.11.1980. Governo Forlani (18.10.1980 &#8211; 28.06.1981). Successivamente Ministro per il nuovo Coordinamento della Protezione Civile (Mandati ministeriali per la Protezione Civile: 28 giugno 1981 – 1 dicembre 1982; 26 marzo 1984 – 17 aprile 1987);</p>
<p><strong>[4] </strong>Nicola Capria, Ministro senza portafoglio. VIII Legislatura. Interventi straordinari nel Mezzogiorno. Governo Forlani (18.10.1980 &#8211; 28.06.1981); Fonte: Camera dei deputati (http://www.governo.it/);</p>
<p><strong>[5]</strong> evento sismico di magnitudo 6,4 che, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo.</p>
<div id="attachment_318" class="wp-caption aligncenter" style="width: 507px"><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/11/immagine_01.jpg"><img class="size-full wp-image-318 " title="Terremotati davanti una tenda - Novembre 1980" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/11/immagine_01.jpg?w=497&#038;h=361" alt="" width="497" height="361" /></a><p class="wp-caption-text">Laviano (SA) - Terremotati davanti una tenda - Novembre 1980 - Foto L. D&#039;Alessandro</p></div>
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		<title>I sette principi per limitare il consumo di suolo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 17:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[modernità incivile]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Provincia di Avellino, rispetto allo scenario di rilancio e sviluppo economico sostenuto dal nuovo Quadro di finanziamenti Europei (2007/2013), presenta la necessità di regolamentare l’insieme delle varie realtà territoriali attraverso lo strumento di Governo del Territorio, previsto dalla Legge Regionale num. 16 del 22 dicembre 2004. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), a partire dalla bozza preliminare attualmente disponibile, deve farsi carico, innanzitutto, di fissare una serie di principi e norme esecutive che rendano concreti sul territorio gli obiettivi contenuti nel Piano Territoriale Regionale (PTR), approvato nell’ottobre del 2008.</p>
<p>Sul territorio della nostra Provincia emerge sempre più con forza, anche in funzione delle esperienze che i singoli Comuni hanno fatto e stanno conducendo nell’applicazione della nuova Legge Regionale mediante la redazione dei Piani Urbanistici Comunali (PUC), la problematica del <em>dimensionamento demografico</em> in chiave di sviluppo. I vigenti Piani Regolatori Generali dei Comuni della Campania e dell’Irpinia prevedono, nella maggior parte dei casi, un trend di sviluppo demografico che non rispecchia più, oramai, la reale tipologia e fabbisogno di nuovi alloggi e nuovi insediamenti.</p>
<p>La realtà con la quale il pianificatore e il decisore politico devono confrontarsi presenta una dinamica demografica con caratteristiche profondamente mutate. Da oltre un decennio, per esempio, il saldo demografico della nostra Provincia presenta una tendenza, in linea con la media nazionale, che lascia ai movimenti migratori, sia dall’interno dello stesso territorio Regionale che da paesi esteri, la maggior aliquota di incremento e domanda di nuova residenza. Evidentemente si tratta in questi casi di una nuova tipologia di domanda di abitare, che trova molti pianificatori ed amministratori impreparati e molti Piani inadeguati.</p>
<p>Il Piano Territoriale Regionale si fa carico di questa tendenza verso una nuova forma di concentrazione abitativa, elemento di novità per i nostri territori, quando individua, mediante i Sistemi Territoriali di Sviluppo (STS), le aree definite a vocazione o “dominante Urbana”, rispetto ad altre aree a vocazione o “dominante Rurale”. L’idea di fondo è la concentrazione di funzioni, in controtendenza con la loro dispersione, indotta prevalentemente dall’applicazione della precedente Legge Regionale di governo del territorio del 1982.</p>
<p><strong>I nuovi principi della pianificazione territoriale</strong></p>
<p>Negli anni ’80, anni in cui sono stati elaborati buona parte dei Piani Regolatori di grande espansione presenti in Campania, il trend demografico di sviluppo ha portato a prevedere nuove occupazioni di suolo e la realizzazione di una serie considerevole di infrastrutture, che oggi evidenziano un evidente sottoutilizzo e relative economie di gestione insostenibili. Accanto ai non preventivati costi gestionali, il fattore più delicato che gli amministratori locali ed i pianificatori del territorio devono risolvere è certamente l’elevato valore delle “rendite fondiarie”, che le decisioni di sviluppo e gli usi del suolo dei Piani degli anni ’80 hanno comportato.</p>
<p>Ridimensionare la destinazione d’uso di un suolo, ad esempio, da edificatorio a spazio verde o agricolo, assume per gli enti locali un onere finanziario insostenibile e non praticabile. Questo aspetto è tanto più vero quanto più piccole sono le dimensioni demografiche e, quindi, le economie che le amministrazioni locali sono realisticamente in grado di produrre. E’ possibile arrestare questo irrazionale meccanismo di sviluppo territoriale, governato da un processo prodotto 40 anni orsono ? Negli anni ’70 la pianificazione urbanistica in Italia ha dovuto fare i conti con un fabbisogno demografico sottovalutato dalle Leggi in materia. La situazione attualmente sembrerebbe completamente rovesciata, ma è solo questo il problema da affrontare ?</p>
<p>L’attuazione delle previsioni dei piani regolatori degli anni ’80 e che qualcuno definisce di “prima generazione” non ha solo prodotto un diffusione, spesso irrazionale, di funzioni ed urbanizzazioni sul territorio, ma ha contribuito a propagandare una errata cultura amministrativa. Il dibattito urbanistico contemporaneo attribuisce entrambi i fenomeni, in buona misura, alla mancata redazione dei cosiddetti “Piani Pluriennali di Attuazione”. In altre parole, rispetto ad una possibile articolazione degli interventi, secondo priorità e tempi regolati dai fabbisogni della popolazione e rendicontabili alla stregua di un bilancio finanziario (Piani Pluriennali), si è andati avanti in “deroga”, sotto la spinta della necessità della “ricostruzione post sisma” dei nostri territori, con evidenti approssimazioni.</p>
<p>La contraddizione che si è venuta a creare, che in verità si manifesta in tanti altri territori in Italia, è facilmente comprensibile se si confronta, nello stesso intervallo di tempo, il “consumo di suolo” con il reale trend di crescita demografica dei territori interni dell’Irpinia. Nessuna altra generazione, precedente alla nostra, ha così “occupato” tanto suolo per abitare cosi’ poco ! Uno dei segnali più evidenti è la diffusa “impermeabilizzazione” del territorio e la cronica insufficienza di molti corsi d’acqua, soprattutto minori, a contenere regimi idraulici sempre più lontani dall’ordinario. Il mutare delle condizioni climatiche può essere uno dei motivi, ma certamente non è l’unico fattore.</p>
<p><strong>Limitare il consumo del suolo, missione possibile</strong></p>
<p>Accanto al condivisibile e necessario “<em>principio di limitazione</em>”, che la nuova Legge Urbanistica del 2004 della Regione Campania ha introdotto nel secondo articolo dei suoi provvedimenti, cosa fare per ottenere concretamente una riduzione di impegno e compromissione di nuovi suoli? Il fenomeno nella sua complessità, anche in funzione degli aspetti citati, deve essere affrontato con un insieme di azioni e provvedimenti, capaci di risolvere le varie componenti. Proviamo, quindi, ad elencare dei <strong>principi </strong>e dei <strong>suggerimenti operativi</strong>.</p>
<ol>
<li>non abbandonare la pianificazione territoriale ed      urbanistica in nome dell’efficienza e della de-regolazione. La “<em>campagna di demonizzazione</em>” contro      la pianificazione In Italia, in molti casi alimentata dall’edificazione      selvaggia e dai condoni su misura, viene giustificata dalla necessità di      procedure sempre più snelle ed efficienti. Questa cultura dell’“apparente      semplificazione” non trova riscontro in nessun Paese della Comunità      Economica Europea che, invece, mette la una <em>vera pianificazione condivisa</em> al centro di ogni valutazione      strategica territoriale.</li>
<li>i deleteri costi sociali, ambientali ed energetici      della “<em>bassa densità territoriale</em>”      devono diventare i nuovi elementi discriminanti e di reale valutazione in      tutte le future scelte urbanistiche e territoriali;</li>
<li>la pianificazione deve ritornare a stabilire, con      ritrovato senso di responsabilità verso le nuove generazioni, le <em>giuste e necessarie quantità di “nuova edificazione”,</em> in relazione a precisi e condivisi parametri di bisogno e domanda      demografica. In tal senso, è necessario introdurre il concetto di <em>limite all’espansione</em> delle area      urbane e di <em>priorità al      completamento</em> della aree sotto utilizzate, scoraggiando concretamente le      basse densità fondiarie e territoriali, ad esempio, elevando sensibilmente      gli oneri per le nuove urbanizzazioni;</li>
<li>la ricompattazione delle Città deve essere      accompagnata da una rete di trasporto collettivo efficiente, puntando a      sistemi con trazione mediante carburanti prodotti da risorse a costi      energetici e finanziari sostenibili. Il limite delle Città deve ritornare      ad essere visibile. Riconfigurare e ripristinare, con opportuni incentivi,      il paesaggio dei vecchi borghi ed il paesaggio agrario mediante la      reintroduzione delle colture tradizionali;</li>
<li>coordinare le previsioni dei diversi Comuni in      relazione alle attività di servizio e di produzione rispetto ad “aree      allargate” e “zone omogenee” (istruzione, sanità, polizia urbana, servizi      al cittadino, alimentazione energetica ed idrica, etc.). Abbandonare la      logica e l’obbligatorietà di “<em>uno      per tutti i comuni</em>” ed introdurre la logica di “<em>tutti i territori dei comuni di un ambito territoriale condividono      una o più funzioni di servizio</em>”;</li>
<li>mettere in campo azioni concrete di contrasto allo      “sprawl urbano”, ovvero alla diffusione incontrollata dell’urbanizzato      nelle campagne. Rinaturalizzare, invece, le Città ed i Borghi per      rispondere alla domanda sempre più crescente di contatto con l’elemento      naturale. Parchi urbani ed isole verdi di dimensioni, diffusione e      consistenza territoriale incrementata rispetto agli standard vigenti e      proporzionale agli indici di insediamento urbanistico reale;</li>
<li>incentivo finanziario ai “Comuni virtuosi” che      mettono in pratica la riduzione annuale di consumo di suolo, rispetto ad      un predeterminato valore percentuale annuo, e che riescono effettivamente a      riutilizzare suoli per nuove funzioni di servizio residenziale (edilizia      convenzionata) e sociale (centri per anziani e bambini).</li>
</ol>
<p>I sette principi illustrati possono costituire una base di partenza per la predisposizione, su ogni territorio comunale, ambito o unione di Comuni, di norme ed azioni concrete di trasformazione, tutela e riqualificazione paesaggistica dei territori dell’Irpinia. Un impegno difficile e gravoso per il quale, a tutti i protagonisti del prossimo decennio di investimento dei fondi Europei, è richiesto uno sforzo ed un cambio radicale di mentalità. Lo dobbiamo all’Irpinia ed a tutti quelli che verranno dopo di noi.</p>
<p>Mario Perrotta</p>
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		<title>una possibile cura del paesaggio: l&#8217;economia del &#8220;non fare&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 11:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Petrini, in un articolo apparso su Repubblica il 21 maggio 2008, con il titolo “Una cultura da cambiare” affronta la problematica del nuovo modo di intendere l’economia applicata alla pianificazione dei territori. Rispetto alla conservazione e tutela del paesaggio è una rivoluzione culturale in cui è forte il collegamento ai temi trattati dalla “paesologia”. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=296&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Carlo Petrini</em></strong>, in un articolo apparso su Repubblica il 21 maggio 2008, con il titolo “Una cultura da cambiare” affronta la problematica del nuovo modo di intendere l’economia applicata alla pianificazione dei territori.</p>
<p>Rispetto alla conservazione e tutela del paesaggio è una <strong>rivoluzione culturale</strong> in cui è forte il collegamento ai temi trattati dalla “paesologia”. In molti punti dell’articolo sono evidenti i riferimenti all’approccio paesologico: ascolto, soprattutto. Tra i punti che mi hanno colpito c’è una domanda che rivolge al lettore: “quanto costa l’ orrore di un cartello che, in mezzo a colline vitate, avvisa che respirare può essere pericoloso?”.</p>
<p>Di seguito lo stralcio dell’articolo, che suggerisco di leggere con attenzione. Gli strumenti della cura ci sono, tocca a tutti noi metterli in pratica. Anche a costo di apparire retorici ed entusiasticamente non originali.</p>
<p><em>” [......] L’ economia del “non fare” ha le sue radici nella cultura dell’ osservare. E del chiedersi: che bisogno ce n’ è? L’ economia del “non fare” ha uno sguardo lungo, non ragiona in termini di ritorni immediati: ha i tempi della natura, non quelli della finanza. Investe a lunghissimo termine e ha straordinari ritorni, perché è un’ economia che non si occupa solo di denaro. Si occupa di culture, di identità, di territori, di origine, di storia e di storie; si occupa di paesaggio, di turismo, di conoscenza, di salute e di bellezza; si occupa di vigne, di imprenditoria, di mercato, di relazioni, di comunità, di coerenza. Siamo capaci di calcolare queste spese? Quanto costa una collina distrutta? Quanto costa un paesaggio devastato? Quanto costa un anziano che si immalinconisce perché il figlio non curerà più la vigna? Quanto costa l’ orrore di un cartello che, in mezzo a colline vitate, avvisa che respirare può essere pericoloso? Quanto costa un bambino che cresce in mezzo alla bruttura? I crociati del fare insorgeranno: con la cultura del non fare non ci sarebbero nemmeno le vigne, diranno. Troppo facile esagerare. Troppo facile far finta di non capire che quando parliamo di economia del non fare stiamo parlando, semplicemente, di economia della cura. E la cura è una cosa seria, complessa e delicata. Che richiede sensibilità, competenza e dedizione. Perché non si può, mai, curare solo una parte. Ecco cosa ci chiede la Terra con la sua voce stanca: che ci si prenda cura di lei. Che la si smetta con gli interventi, le violenze, le conquiste. Che ci si metta in ascolto, per capire dove duole, cosa le fa male, cosa le fa bene. Deponiamo le armi del fare, smettiamo di considerarci padroni a casa d’ altri. Cerchiamo di non disturbare, di non interrompere, di non sporcare. Ascoltiamola e prima o poi capiremo che la cura che serve a lei, è la stessa che serve a noi. Se non ci alleniamo in questo esercizio, gli unici messaggi che riusciremo a cogliere resteranno quelli delle catastrofi. E dopo ogni catastrofe i falsi crocerossini del fare si rimettono all’ opera, mentre i curatori del far bene vedono allontanarsi il traguardo del benessere. <strong>Carlo Petrini</strong> ”</em></p>
<p style="text-align:center;"><em> </em></p>
<div id="attachment_297" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/fiume_sabato_01.jpg"><img class="size-medium wp-image-297" title="Prata di Principato Ultra (AV) Fiume Sabato - marzo 2009" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/fiume_sabato_01.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Prata di Principato Ultra (AV) Fiume Sabato - marzo 2009</p></div>
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		<title>Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio</title>
		<link>http://marioperrotta.wordpress.com/2010/01/09/lo-sviluppo-possibile-la-cura-del-paesaggio-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 09:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[modernità incivile]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>

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		<description><![CDATA[I Seminario di Paesologia &#8211; Castello di Grottaminarda (Avellino) &#8211; sabato 9 gennaio 2010 Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010 a Grottaminarda (AV). Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio – ing. Mario Perrotta, libero professionista, Avellino. Premessa Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=292&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Seminario di Paesologia &#8211; Castello di Grottaminarda (Avellino) &#8211; sabato 9 gennaio 2010</p>
<p><em>Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010  a Grottaminarda (AV). </em></p>
<p>Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio – ing. Mario Perrotta, libero professionista, Avellino.</p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p>Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il <strong><em>P</em></strong><em>rogramma <strong>A</strong>ttuativo <strong>R</strong>egionale del <strong>F</strong>ondo <strong>A</strong>ree <strong>S</strong>ottoutilizzate</em> (<strong>PAR FAS</strong>) della Regione Campania indica i quattro macro-obiettivi contenuti nel <strong><em>Q</em></strong><em>uadro <strong>S</strong>trategico <strong>N</strong>azionale</em> (<strong>QSN</strong>), ovvero: a) sviluppare i circuiti della conoscenza; b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori; c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza; d) internazionalizzare e modernizzare l’economia, la società e le amministrazioni.</p>
<p>Il programma FAS vuole contribuire alla rimozione degli ostacoli strutturali che rallentano lo sviluppo e, contemporaneamente, intende mettere in campo azioni per accrescere la competitività dei territori, ricercando, per ogni realtà locale, la tipologia di intervento più appropriata. La qualità della vita, l’inclusione sociale, l’ambiente e le pari opportunità, sono considerati componenti essenziali allo sviluppo e fattori decisivi di innovazione.</p>
<p>Alla partenza di questo nuovo quadro di azioni di sostegno trovo necessario riflettere, ferme restando le premesse, sul reale scenario territoriale che ci troviamo ad affrontare. Allo stesso tempo ritengo importante verificare, fin da subito, che determinati principi vengano declinati nella giusta misura ed, in definitiva, si riesca a passare responsabilmente dalla stagione delle giuste enunciazioni di principio alla stagione delle corrette pratiche di governo e trasformazione dei nostri territori.</p>
<p><strong>L’evoluzione dei paesi e lo sprawl urbano</strong></p>
<p>Per secoli i nostri piccoli comuni, in un perfetto equilibrio di risorse, hanno garantito l’alimentazione degli uomini e degli animali e, nello stesso tempo, hanno assicurato la possibilità di realizzare una serie di strutture idonee all’abitazione, alla produzione ed alla costituzione dei servizi necessari alla vita. In tutti i casi in cui il suolo veniva destinato alle “attrezzature”, nella consapevolezza della sottrazione al suo utilizzo per il sostentamento naturale, era attentamente valutata la possibilità di utilizzi intensivi, anche per venire incontro ad esigenze di difesa e di controllo territoriale.</p>
<p>Con il mutamento delle condizioni socio economiche e la trasformazione del meccanismo di approvvigionamento dei beni di consumo, che ha esteso a territori spesso molto distanti dal nucleo originario il ruolo di serbatoio di risorse naturali, il suolo ha cominciato ad essere considerato come una risorsa attraverso la quale, nel soddisfacimento della domanda di sviluppo demografico, perseguire altri obiettivi. La diffusione del Borgo nel territorio, molto spesso accompagnata dall’idea di “produrre ricchezza” piuttosto che servizi e strutture necessarie alla vita della comunità, ha generato –non solo in Italia- quello che in molti oggi definiscono lo “sprawl urbano”. “Sguaiatamente sdraiato” è la traduzione più vicina al significato di questo nuovo termine dell’Urbanistica contemporanea. Lo sprawl può essere considerato un modello di “aggressione territoriale”, che non ha precedenti nella storia Italiana, ed un meccanismo di sviluppo, che negli ultimi 50 anni, ha caratterizzato buona parte della crescita delle Città.</p>
<p>In Italia non esiste ancora un osservatorio nazionale sul “consumo di suolo” ma alcune Regioni italiane hanno quantificato il fenomeno. In Emilia Romagna, ad esempio, la crescita delle aree urbanizzate è stata, tra il 1976 ed il 1994, del 73% e negli anni 1994-2003 del 52%, rispetto al preesistente. In definitiva, in poco più di trenta anni, la crescita ha coinvolto una porzione di territorio aggiuntiva del 163% rispetto a quella precedente gli anni ‘70. Molto spesso, il livello di urbanizzazione non è accompagnato da analogo livello di incremento demografico e l’applicazione di norme urbanistiche all’interno dei territori dei singoli comuni ha prodotto un esubero di dotazioni infrastrutturali, a cui non corrisponde un analogo incremento della qualità della vita.</p>
<p>Il punto cruciale del ragionamento è, allora, proprio questo. Come intervenire su questo processo di sviluppo che, evidentemente, non ha possibilità di proseguire con lo stesso ritmo ? E’ ancora oggi possibile immaginare che per i prossimi 30 anni, rispetto ad una naturale crescita demografica che in Italia è tendenzialmente molto contenuta, ci apprestiamo, ancora una volta, a raddoppiare i nostri territori urbanizzati ?</p>
<p><strong>La paesologia e lo sviluppo possibile</strong></p>
<p>Chi pensa che discipline come la “Paesologia” possano rappresentare un nostalgico ritorno al passato, evidentemente, non ha voglia &#8211; o forse convenienza – di fare i conti con la realtà. La realtà non ci parla solo di una devastazione dei paesaggi del nostro territorio senza precedenti, argomento sul quale la denuncia lanciata della Paesologia è chiara ed, alle volte, emotivamente efficace. La realtà del nostro paese e della nostra Regione, invece, è sempre più marcatamente caratterizzata da indici e segnali premonitori che avvisano e suggeriscono una decisa inversione di tendenza.</p>
<p>Come è ancora oggi possibile immaginare lo sviluppo ed il mantenimento di determinati comparti produttivi alimentari, anche di eccellenza, del nostro territorio se nello stesso tempo si continua a compromettere il naturale processo di depurazione dei suoli e delle acque ? Come è ancora possibile prevedere attrazione turistica per territori sistematicamente spogliati dalle loro identità e specifiche vocazioni ? Perchè continuare a sommergere, con ostinato ed indiscriminato impulso verso la modernità, i nostri borghi storici -espressione di storie millenarie- con architetture ed edifici che non sopravviveranno, per tecniche e materiali costruttivi, ai prossimi 80 anni ?</p>
<p>La cura del Paesaggio, con l’obiettivo di governare l’evoluzione urbanistica in forme sostenibili da un punto di vista delle risorse naturali non rinnovabili ed ancora disponibili, suggerisce una serie di buone pratiche e nuovi modelli di trasformazione territoriale. L’attenzione al paesaggio non è oggi una questione “estetica” ma “etica”. E’ necessario che una “nuova etica” nell’uso delle risorse sia chiaramente indicata e responsabilmente adottata da tutti gli attori della trasformazione del territorio.</p>
<p>Aver ricordato gli obiettivi del nuovo programma straordinario di intervento europeo, l’ultimo in programma per i nostri territori, circoscrive e mette in evidenza i punti fondamentali da cui cominciare, ed in qualche caso, ricominciare. La “cura del paesaggio” significa, in altre parole, <em>valorizzare le specifiche identità e potenzialità locali</em>, utilizzando una nuova etica che abbia la forza di dichiarare che non c’è voglia di “tornare al passato” ma solo la ferma, ed in questo caso davvero ostinata, consapevolezza di voler andare verso un “futuro possibile”, nel rispetto dei reali bisogni del nostro territorio e delle nostre popolazioni.</p>
<p style="text-align:center;">
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		<title>Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 12:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[fondi europei]]></category>
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		<category><![CDATA[paesologia]]></category>
		<category><![CDATA[PAR FAS]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Campania]]></category>

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		<description><![CDATA[I Seminario di Paesologia. Castello di Grottaminarda (Avellino). sabato 9 gennaio 2010 Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010 a Grottaminarda (AV). Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio – ing. Mario Perrotta, libero professionista, Avellino. Abstract. Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il Programma Attuativo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=277&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Seminario di Paesologia. Castello di Grottaminarda (Avellino). sabato 9 gennaio 2010</p>
<p><em>Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010 a Grottaminarda (AV). </em></p>
<p><em>Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio – ing. Mario Perrotta, libero professionista, Avellino. Abstract.</em></p>
<p>Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il <strong><em>P</em></strong><em>rogramma <strong>A</strong>ttuativo <strong>R</strong>egionale del <strong>F</strong>ondo <strong>A</strong>ree <strong>S</strong>ottoutilizzate</em> (<strong>PAR FAS</strong>) della Regione Campania fa propri i quattro macro-obiettivi indicati nel <strong><em>Q</em></strong><em>uadro <strong>S</strong>trategico <strong>N</strong>azionale</em> (<strong>QSN</strong>), ovvero: a) sviluppare i circuiti della conoscenza; b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori; c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza; d) internazionalizzare e modernizzare l’economia, la società e le amministrazioni.</p>
<p>Il programma <strong>FAS</strong> contribuisce alla <strong>rimozione degli ostacoli strutturali</strong> che rallentano lo sviluppo e, contemporaneamente, mette in campo <strong>azioni d’impulso per accrescere la competitività dei territori</strong>, ricercando, per ogni realtà locale, la tipologia di intervento più appropriata. Il PAR FAS è finalizzato, in definitiva, ad incidere sui fattori economici che, pur presentando potenzialità di sviluppo, risultano sotto-utilizzati, <em>promuovendo e rafforzando i territori e le comunità favorevoli alla crescita economica, attraverso azioni volte a colmare il gap infrastrutturale ed a favorire l’innovazione</em>. La qualità della vita; l’inclusione sociale; l’ambiente e le pari opportunità, sono considerati componenti e <strong>attivatori essenziali</strong> del potenziale di sviluppo e fattori decisivi di innovazione.</p>
<p>Ricordare gli obiettivi del nuovo programma straordinario di intervento, l’ultimo in agenda per i nostri territori, circoscrive e mette in evidenza quali punti aggredire e da che punto partire. Questi sono e saranno i “mesi del fare”, delle proposte e delle azioni concrete. Ora, come mai è accaduto negli ultimi 50 anni, è in gioco il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. La “cura del paesaggio” significa in altre parole “<em>valorizzare le specifiche identità e potenzialità locali, rintracciabili nelle aree urbane e rurali e nei sistemi produttivi locali”</em>, utilizzando vecchie e nuove discipline del sapere, come ad esempio la paesologia, e rimarcando che non c’è voglia di “tornare al passato” ma solo la ferma consapevolezza di andare verso un “futuro possibile”.</p>
<div id="attachment_289" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_03.jpg"><img class="size-medium wp-image-289 " title="Avellino - Collina della Terra - La torre del Duomo - Gennaio 2010" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_03.jpg?w=300&#038;h=222" alt="" width="300" height="222" /></a><p class="wp-caption-text">Avellino - Collina della Terra - La torre del Duomo - Gennaio 2010 - photo Mario Perrotta</p></div>
<div id="attachment_286" class="wp-caption aligncenter" style="width: 232px"><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_04.jpg"><img class="size-medium wp-image-286 " title="Avellino - Collina della Terra - La torre del Duomo - Gennaio 2010" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_04.jpg?w=222&#038;h=300" alt="" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Avellino - Collina della Terra - La torre del Duomo - Gennaio 2010 - photo Mario Perrotta</p></div>
<div id="attachment_287" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_01.jpg"><img class="size-medium wp-image-287 " title="Avellino - Ex dogana dei grani - Fanzago - Gennaio 2010" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_01.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Avellino - Ex dogana dei grani - Fanzago - Gennaio 2010 - photo Mario Perrotta</p></div>
<div id="attachment_288" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_02.jpg"><img class="size-medium wp-image-288 " title="Avellino - Monumento a Carlo II - Fanzago - Gennaio 2010" src="http://marioperrotta.files.wordpress.com/2010/01/photo_02.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Avellino - Monumento a Carlo II - Fanzago - Gennaio 2010 - photo Mario Perrotta</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marioperrotta.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marioperrotta.wordpress.com/277/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=277&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Avellino - Ex dogana dei grani - Fanzago - Gennaio 2010</media:title>
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		<title>i colori ed i suoni di Cairano: 7x video</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[1) blue: il benvenuto 2) flame turns blue: l’urlo dalla rupe 3) il tramonto: la malinconia 4) il vento: la gioia 5) la pietra: i ricordi del passato 6) le scale: dedicato a mio padre  7) work in progress  photo and editing by mario perrotta (c) 2009 credits: music intro: “harvest moon” by cassandra wilson &#8211; new moon [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=263&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color:#993300;">1) blue: il benvenuto</span></strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2009/07/06/i-colori-ed-i-suoni-di-cairano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/IrhYuS1tqnQ/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong><span style="color:#993300;">2) flame turns blue: l’urlo dalla rupe</span></strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2009/07/06/i-colori-ed-i-suoni-di-cairano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/1U8Zx1vTt0U/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong><span style="color:#993300;">3) il tramonto: la malinconia</span></strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2009/07/06/i-colori-ed-i-suoni-di-cairano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/n-y7YL6U8ug/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong><span style="color:#993300;">4) il vento: la gioia</span></strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2009/07/06/i-colori-ed-i-suoni-di-cairano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/6lVBJsdDCDY/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong><span style="color:#993300;">5) la pietra: i ricordi del passato</span></strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2009/07/06/i-colori-ed-i-suoni-di-cairano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/ozHnLkTcT24/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong><span style="color:#993300;">6) le scale: dedicato a mio padre</span></strong></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://marioperrotta.wordpress.com/2009/07/06/i-colori-ed-i-suoni-di-cairano/"><img src="http://img.youtube.com/vi/0gkYBE7w8QY/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p> <strong><em><span style="color:#993300;">7) work in progress</span></em></strong></p>
<p><span style="color:#993300;"> <em><strong>photo and editing by mario perrotta (c) 2009</strong></em></span></p>
<p><em><strong><span style="color:#993300;">credits:</span></strong></em></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong><em>music intro:<br />
</em></strong>“harvest moon” by cassandra wilson &#8211; new moon daughter (c) 1996 cover of original song by neil yong &#8211; harvest moon (c) 1992.</span></p>
<p><span style="color:#993300;"><em><strong>music:<br />
</strong>1) “blue” by joni mitchell &#8211; blue (c) 1971<br />
2) “flame turns blue” by david gray &#8211; lost songs (c) 2001<br />
3) “l’origine nascosta” by ludovico enaudi &#8211; divenire (c) 2006<br />
4) “come back to bed” by john mayer &#8211; heavier things (c) 2003<br />
5) “hold on to nothing” by david gray &#8211; sell, sell, sell (c) 2006<br />
6) “Rose” by ludovico enaudi &#8211; divenire (c) 2006</em></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><em>also on line:</em></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><a href="http://www.cairano7x.it/?p=1855"><em><strong><span style="color:#ff0000;">http://www.cairano7x.it/?p=1855</span></strong></em></a></span></p>
<p><span style="color:#993300;"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marioperrotta.wordpress.com/263/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marioperrotta.wordpress.com/263/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=263&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La storia della città e i suoi effetti nella realtà presente</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 11:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mp</dc:creator>
				<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Gradelle]]></category>
		<category><![CDATA[modernità incivile]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i miei libri universitari ho rintracciato una copia del prezioso ed introvabile catalogo di una mostra di Architettura ed Urbanistica organizzata dal Comune di Brescia nel 1981. Rileggendo l&#8217;introduzione a cura del prof. Leonardo Benevolo mi ha molto colpito, ora come allora giovane studente alla facoltà di Ingegneria di Napoli, l&#8217;attualità delle argomentazioni di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marioperrotta.wordpress.com&amp;blog=6315226&amp;post=226&amp;subd=marioperrotta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i miei libri universitari ho rintracciato una copia del prezioso ed introvabile catalogo di una mostra di Architettura ed Urbanistica organizzata dal Comune di Brescia nel 1981. Rileggendo l&#8217;introduzione a cura del prof. Leonardo Benevolo mi ha molto colpito, ora come allora giovane studente alla facoltà di Ingegneria di Napoli, l&#8217;attualità delle argomentazioni di Benevolo.</p>
<p>Condivido con i mie lettori  una parte dell&#8217;articolo, riflettendo sul fatto che le convinzioni del presente, per ognuno di noi, sono frutto dei nostri maestri. Grazie alla mia prof.sa Costanza Caniglia Rispoli e grazie, ovviamente, al prof. Leonardo Benevolo.</p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><em>&#8220;La storia della città di Brescia è stata studiata e raccontata molte volte. Questa mostra non presenta una nuova esposizione di questa storia. ma tenta di ricavare dalla vicenda passata alcune indicazioni utili per le scelte presenti e future. Quindi ripercorre le varie fasi della storia cittadina per individuare, di ognuna di esse, gli apporti durevoli, che concorrono a formare la città moderna dove oggi viviamo.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><em>Lo scenario accumulato dalle generazioni passate intorno al riferimento di un nome costante, e occupato da noi oggi, è il punto di partenza migliore per valutare i legami fra il passato e il presente. I libri, i documenti, gli oggetti custoditi nei musei ci aiutano a ricostruire criticamente la vita di allora. Ma collocando la nostra vita quotidiana nell&#8217;involucro di quella passata, noi possiamo in qualche misura frequentare e guardare direttamente la realtà del tempo trascorso, da cui ci dividono per un altro verso tante insormontabili differenze di mentalità e di abitudini. Cent&#8217;anni fa &#8211; quando la continuità col passato era assicurata per altre vie &#8211; questo canale di comunicazione non era cosi importante (e l&#8217;involucro edilizio poteva essere manomesso con meno rimpianti). Oggi, mentre l&#8217;entità e la velocità dei cambiamenti appiattiscono la dimensione retrospettiva della nostra esperienza, il corpo della città costruita diventa un prezioso strumento di riflessione e di ascolto. Mentre Brescia si interroga sul suo avvenire, conviene distinguere le voci del passato, e riconoscere nell&#8217;immagine stratificata della città i contributi delle varie epoche, che si fanno presenti a noi principalmente con questo mezzo.&#8221;</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
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